• Nicoletta Prussia

L'ansia di affidarsi

Aggiornato il: mar 29


Nei colloqui che sto tenendo in questi giorni di Coronavirus osservo che tra coloro che sono maggiormente in difficoltà ci sono gli individui che presentano la caratteristica dell' " ansia da controllo".

Il Coronavirus è stato fortemente impattante sulle nostre vite anche proprio per l' imprevedibilità con cui le ha travolte. Le menti più plastiche si trovano ora agevolate nell' adattare i propri schemi mentali alla nuova situazione, mentre coloro che hanno sviluppato nel corso della propria storia una struttura più rigida a protezione di se stessi faticano a lasciarsi andare al concetto di " Affidarsi".

Affidarsi è un termine derivante dal latino ad fidus e implica la capacità di dare in custodia, consegnare qualcosa o qualcuno all' altrui capacità, cura.

Coloro che da piccoli hanno imparato a non fidarsi dei caregiver, di chi si doveva prendere cura del bambino, genitori, parenti o insegnanti, con il coronavirus possono trovarsi in una situazione di maggiore sofferenza causata dal senso di solitudine e di diffidenza nei confronti di coloro che in questo momento rappresentano le principali figure di riferimento, i medici.

Inoltre,oltre alla normale preoccupazione per il contagio può verificarsi una sorta di proiezione, un ricordo più o meno lontano nella memoria dell' altro come temibile.

Il contesto creato dal coronavirus può favorire in alcuni il sopraggiungere di una sensazione sgradevole e persistente di assalto, come se intorno ci fossero tanti pericolosi nemici e pochi fidati alleati.

Questo può derivare dalla fatica di far entrare intimamente qualcuno nelle nostre vite, di fidarci, di affidarci, parole che il diffidente tende ad escludere dalla propria maniera di vivere.

Il problema è che alla lunga, nella prospettiva di una quarantena, questo modo di pensare diventa penalizzante, pesante, difficile da sostenere in quanto comporta una doppia lotta,

quella esterna contro il coronavirus e quella interna contro i propri fantasmi.

Ma i fantasmi sono ombre, possono mutare, sono fatti della materia dei sogni. Possono essere demoni che, trasformati, non ci opprimono ma ci proteggono.

Proviamo a cercare la via di mezzo.

E' sano non fidarsi di tutti. La fiducia è un qualcosa di prezioso che si dovrebbe regalare a chi se lo merita, a chi sappiamo non ci farà del male, a chi vuole il nostro bene, la nostra salute. D'altronde fiducia ha la stessa radice di fede; nella fede si crede, ci si affida.

L' ansia da controllo ha un forte impatto negativo sulla nostra vita: non ci permette di abbracciare pienamente le emozioni, anche quelle positive e crea una forte ansia quando si ha l' impressione di non avere la gestione della situazione.

E' come se provassimo ad esercitare un controllo sulle nostre emozioni controllando il mondo esterno. Ma il mondo esterno non si può controllare mentre possiamo imparare a familiarizzare con i nostri intimi vissuti, a riconoscerli.

Anche le emozioni negative hanno bisogno di essere viste ed accolte da noi, solo così saranno pronte a lasciarci, come la polvere sotto al tappeto. Finchè non ci decidiamo ad alzare il tappeto rimane lì, si accumula, sappiamo che c'è. Ma se lo alziamo, se iniziamo la pulizia, dapprima possiamo spaventarci perchè non sappiamo come affrontarla ma poi arriva la soluzione: guardare quella polvere, sentire i ricordi dolorosi che contiene, piangerci sopra e lasciare andar via.

Le lacrime, anche quelle silenziose, lavano, puliscono

E poi, all' improvviso, da questa elaborazione vedremo comparire un pavimento pulito, luminoso, fresco, una sensazione di lasciare andare ciò che non è più nostro, non ci appartiene più.


Alcune idee per gestire l' ansia da controllo:

1) Smettere di pre-occuparsi

Preoccuparsi significa occupare la mente con pensieri negativi riguardanti quello che accadrà dopo. Si tratta di un inutile dispendio di energie in quanto non possiamo conoscere, prevedere e gestire il futuro.

Stiamo nel qui ed ora cercando di cogliere le opportunità di crescita interiore che il momento ci presenta.


2) Abbassare il livello di giudizio su se stessi

In questo momento è particolarmente importante accettarsi per come si è, con le proprie debolezze e paure.

Il bisogno di perfezione nasce dal bisogno di essere amati : abbiamo imparato, creduto, che per essere amati bisognasse essere perfetti. Non è così, anzi, è mostrare la nostra parte vera, anche fragile che apre il cuore delle persone. Pensateci. Quando vedete un amico che si apre, che vi mostra la sua fragilità non vi viene voglia di aiutarlo, di accoglierlo?

Se la fragilità vi irrita chiedetevi il perché, cosa essa rappresenta per voi.


3) Utilizzare il proprio potere personale

Valorizziamo ciò che già sappiamo fare, le nostre risorse interne.

Scegliamo come organizzarci la giornata, i pensieri cui vogliamo rivolgerci, indirizziamo le nostre risorse verso ciò che può essere produttivo per noi e per gli altri.

La situazione che stiamo vivendo offre numerosi spunti in questo senso, decidiamo di usare la quarantena per scoprirli ed arricchirci.


4) Cambiamo modo di pensare

La quarantena ci obbliga a rivedere i nostri schemi mentali, proviamo ad introdurre nuove abitudini nella quotidianità.

Provate a tenere un diario, a fare una lista di cose che vi piacerebbe fare o conoscere. Averle sotto mano, scritte davanti a voi può aiutare a non perdersi durante la giornata.

Può essere un' idea alla sera chiedersi " Oggi cosa ho fatto? E domani cosa voglio imparare?".

Questo esercizio tiene in allenamento il nostro cervello e aiuta a rifocalizzarci su come stiamo affrontando questo improvviso eccesso di tempo a nostra disposizione.

Cerchiamo di riposizionarci per far si che i buoni propositi non rimangano tali, in modo da avere acquisito conoscenze e abilità concrete che rendano soddisfacente questa clausura.

Oggi tutto è una conquista, cerchiamo di gustarci il lavoro che stiamo facendo su di noi in mille modi, dal riscoprire il cucinare, la famiglia, l'interesse per libri, musica e cultura fino alla scoperta che ce la stiamo facendo e anche non così male alla fine.


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