• Nicoletta Prussia

Coronavirus, probabilmente non ritroveremo il mondo che abbiamo lasciato


Il Coronavirus ci ha travolti con la sua gravità, con l' emergenza, con gli imprevisti che ha comportato e comporta.

Non eravamo pronti, non ce lo aspettavamo, non così.

Come possiamo reagire al forte stress, alla frustrazione e alla noia, al senso di impotenza?

Sappiamo che alla quarantena è spesso associato un effetto psicologico negativo aggravato dalla perdita della vita quotidiana, della socialità, del contatto fisico con gli altri, della rassicurazione che può derivare dal vedere scorrere la nostra esistenza su binari definiti.

Lasciando in uno spazio sacro coloro che hanno perso persone care a causa di questo virus, coloro che stanno combattendolo, il mio scritto si rivolge a chi sta lottando da casa.

Una strategia da adottare è quella di affrontare giorno per giorno come una conquista.

Il cervello umano impiega in media 21 giorni per cambiare un' abitudine, siamo a metà strada,diamoci il tempo di assestarci.

Questo vuol dire che gradualmente ci abitueremo alla nuova condizione trovando alternative nostre per combattere noia e frustrazione, cercando di dare un senso a tutto questo attraverso il ricorso all' altruismo. La nostra quarantena ha un altissimo significato etico,morale,sociale:aiuta a mantenere non solo noi ma anche gli altri al sicuro, comprese le persone particolarmente vulnerabili.

Verrà in nostro aiuto sviluppare il senso di comunità, quel sentimento che ci fa sentire parte di un tutto,diminuendo impotenza e solitudine.

Non è un caso se sono comparse nelle città le nostre bandiere italiane. Sentirci parte di un popolo,di appartenere ad esso,essere italiani, ci fa sentire più sicuri piuttosto che essere il Signor x da solo ad affrontare tutto questo.

Il nostro ambiente influenza la nostra vita quotidiana, approfittiamo di questa situazione per prendercene cura.

Telefoniamo alle persone che ci sono care, facciamo sentire che ci siamo. Fa bene a loro ma fa bene anche a noi.

Abbiamo abbandonato i nostri posti di lavoro, i nostri uffici, i nostri cari ed i nostri amici senza sapere quando li riabbracceremo;ci sono state tolte, sottratte in un giorno le nostre abitudini, la nostra vita senza sapere quando ritorneranno.

Abbiamo il diritto di essere tristi. Ma abbatterci non servirebbe a niente se non a rendere ancora più difficile questa situazione.

E' il momento di lottare trovando forza nella condivisione. Guardiamo ai medici e a tutti coloro che lavorano nella Sanità, a tutti coloro che non possono stare a casa per permetterci di avere ancora un briciolo di normalità e prendiamoli come esempio, come se fossero i nostri soldati sul fronte. Noi siamo le retrovie e come tali dobbiamo resistere.

Concentriamoci sull' attribuzione di significato che diamo alle cose che succedono. E' relativamente semplice dare significato alle esperienze che ci scegliamo, che scegliamo di fare ma quando capita un imprevisto emerge la capacità di rielaborazione degli eventi e del loro significato all' interno della nostra esperienza personale.

L' Italia ripartirà in base anche a come ci ridefiniremo noi, a come vorremo ripartire. Questo tempo è prezioso per ripensare a noi stessi, per fermarsi, per riposarsi perchè dopo sarà faticoso e stressante riprendere.Sarà difficile. Probabilmente non ritroveremo il mondo che abbiamo lasciato.

Invece che perderci d' animo è il momento di riflettere, di avere il coraggio di ripensare, di ricostruirsi perchè è da questa intima e personale capacità di ridefinirsi internamente che ripartirà la ricostruzione fuori, quando torneremo alla vita di tutti i giorni.

E' il momento di tirare fuori i nostri talenti, di riconoscerli e coltivarli per noi innanzitutto. Una volta fortificatisi in noi potremo usarli per il bene degli altri.



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